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Untitled a cura di Giorgio Malatesta

 La mostra Untitled sembra la fotografia del luogo del delitto quando il cadavere è ancora caldo, o forse, non è ancora morto. Anzi, sicuramente non lo è.

  La scena del crimine sembra avvalorare l’ipotesi che il delitto, per quanto si sia già consumato, non si sia del tutto risolto e non sia altro che un copione già visto, una coazione a ripetere, che forse risponde a un proprio bisogno di autorappresentazione e perpetuazione.  Dunque, lo scenario del crimine è una sorta di teatrino della morte perpetua, in cui la realtà sembra rallentare fino a fermarsi e non può che restituire i segni di ciò che è stato. Ma se da un lato sembrano innegabili gli indizi di un delitto, dall’altro, il crimine, dalla “realtà stessa”, è negato, anzi, è reso legittimo, perché logica contropartita del benessere.

 Per questa ragione il corpo del reato sembra sottratto al suo status di cadavere. L’evento delittuoso è negato e il corpo è ridotto a puro orpello decorativo perfettamente integrato.

Elena Patrizia Dell’Andrea, Ciro Soprano, Bernardo Pagliaro, Rocco Sciaudone e il duo Giuseppe Di Guida & Raffaele Vargas, raccogliendo gli indizi, di questo quasi delitto, quasi perfetto, tentano di scardinare in noi la facile convinzione che in fondo nulla è avvenuto.   I lavori – indizi in mostra si propongono al pubblico come metafore ed ipotesi. Essi tendono a svelare il cadavere come tale.

Cui prodest ? sembra risuonare nei lavori. Qual è il movente? Quale la logica che sottende tutto ciò?   

Video installazioni e pitture sembrano porci di fronte alle stesse domande.

 Ma se “la realtà”, proponendosi come indiscutibile, unica ortodossia, continua a cercare di allontanare da sé ogni sospetto, le opere, d’altro canto, come il doppio speculare del teatrino della morte perpetua, pongono dubbi proprio intorno a quel modello che pretende di ritenersi al di sopra di ogni sospetto.

Per questa ragione ciò che nella “realtà” si presenta come dato indiscutibile, nella dimensione dell’arte, diventa contraddizione e assume la fisionomia dell’opinabile, se non della menzogna.

 In definitiva, la morte, organica ad un modello vincente, che in quanto tale, si propone, come già detto, come unico, naturale scotto da pagare per il benessere, la tranquillità, la sicurezza immobile e definitiva,  nel cadavere che la incarna, che già nella quotidianità non è più un cadavere ma insignificante reperto abituale di una pratica sacrificale al feticcio del “ sistema” (per lo più reso invisibile dallo stesso principio di realtà), non può sfuggire allo specchio, che, tradendone la presenza, ne denuncia il tentativo di occultamento.

Giorgio Malatesta     

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